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Net neutrality e conflitto d’interessi

Luglio 12, 2007

E’ buona norma non fidarsi troppo delle indicazioni che provengono da chi vi ha un interesse diretto e, come in questo caso, multimiliardario.

Il nuovo studio che afferma che “una rete indifferenziata è meno efficiente e più costosa” entra a gamba tesa nel dibattito sulla cosiddetta “neutralità della rete” (quella che permette a tutti i bit di passare sulla rete senza favoritismi). Ma proviene proprio da un gruppo di ricerca capeggiato da AT&T, il gigante americano delle telecomunicazioni che da anni è in prima linea per chiedere che i fornitori di contenuti paghino per avere un trattamento di favore per i loro bit.

Senza la net neutrality, Google potrebbe pagare per fare in modo che le sue pagine abbiano la precedenza su quelle dei motori avversari. Oppure, Libero potrebbe offrire una casella postale gratuita e una, più veloce, a pagamento. A perderci sarebbero gli utenti, che si ritroverebbero a dover pagare per nuovi servizi, e tutta la rete, la cui ricchezza sta proprio nel fatto che l’ultimo dei blog è raggiungibile esattamente come il sito ufficiale della Cnn.

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