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Free: il prezzo ideale

Luglio 26, 2007

Chris Anderson sta scrivendo un nuovo libro dal titolo significativo: Free, cioè gratis. L’ex giornalista di Wired è l’autore del noto La coda lunga, opera che analizzava la rivoluzione del commercio online e il modello Amazon, secondo il quale prodotti con ridotti volumi di vendita possono collettivamente occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei pochi bestseller o blockbuster, se il canale di distribuzione è adatto.

Secondo il New York Times il nuovo libro analizzerà invece “il prezzo più radicale di tutti – zero – nel contesto dell’economia dell’abbondanza” e uscirà a metà del 2008. L’autore ha chiesto ai lettori del suo blog di suggerirgli un sottotitolo, e ne propone cinque:

1) FREE: The story of a radical price (zero)
2) FREE: How $0.00 changed the world
3) FREE: How companies get rich by charging nothing
4) FREE: The economics of abundance and the marketplace without money
5) FREE: The past and future of a radical price

Open Business sta al gioco e suggerisce “Più dai, più riceverai!”

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Il brevetto fa male

Luglio 23, 2007

Il brevetto? Semplicemente “Non funziona: per l’industria delle information technology, in particolare, non funziona”. E’ questa la conclusione cui sono arrivati James Bessen e Michael J. Meurer della Boston University dopo aver analizzato i dati economici dal 1976 al 1999.

Il risultato? Con l’eccezione dell’industria farmaceutica, le altre imprese in media spendono per mantenere i brevetti più di quanto non ricavino dalle licenze d’uso. I due ricercatori lo hanno scritto in un libro che uscirà negli States solo nel 2008, ma del quale si può già avere un assaggio in rete, che si intitola Innovation at Risk: The empirical case that today’s patent system discourages innovators – and how it might be fixed.

Anche se piccole imprese o singoli inventori possono sperare di guadagnare bene da un brevetto, secondo Bessen “il rischio di problemi legali sta diventando un disincentivo per la ricerca e sviluppo”.

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In Europa Firefox si mangia Explorer

Luglio 19, 2007

In Europa Firefox, il browser open source di Mozilla, sta rosicchiando punti percentuali di utenti al diretto concorrente, Internet Explorer di Microsoft. Lo rivela uno studio di XiTi Monitor, che ha preso in considerazione i 32 paesi del mercato europeo.

Se nel luglio del 2006 il browser open rappresentava il 21,1 per cento del mercato, un anno dopo arriva al 27,8 per cento. E negli ultimi quattro mesi l’incremento è stato del 3,1 per cento. Risultati strepitosi, che dimostrano la forza del software open source che rappresenta il cuore di Firefox. Naturalmente al successo ha contribuito il rilascio della versione 2.0, avvenuto nell’ottobre scorso.

E anche se Explorer possiede ancora il 66 per cento del mercato europeo complessivo, in alcuni paesi (soprattutto quelli dell’est) il suo rivale open va fortissimo: come in Slovenia, dove sfiora il 50 per cento degli utenti, o Polonia, Ungheria e Croazia, che si avvicinano al 40 per cento.

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Intel e One Laptop per Child

Luglio 16, 2007

Intel, il gigante dell’informatica, ha annunciato che contribuirà a finanziare lo sviluppo del computer portatile da 100 dollari per i bambini dei paesi in via di sviluppo: il progetto One Laptop per Child di Nicholas Negroponte e del Medialab del Mit di Boston.

L’annuncio arriva dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni di Negroponte, che accusava Intel di fare concorrenza al suo progetto con un PC troppo costoso per i poveri. Infatti il leader mondiale nella produzione di chip e microprocessori sta lavorando a un progetto analogo chiamato Classmate PC con un prezzo annunciato di 320 dollari, già scelto da diversi paesi invece del PC di Negroponte (che a oggi dovrebbe costare 175 dollari invece dei 100 annunciati).

Ma al di là della partecipazione di Intel a OLPC, il progetto Classmate PC non si esaurisce e resta in corsa per la gara per “introdurre nel mondo digitale il prossimo miliardo di nuovi utenti“.

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Net neutrality e conflitto d’interessi

Luglio 12, 2007

E’ buona norma non fidarsi troppo delle indicazioni che provengono da chi vi ha un interesse diretto e, come in questo caso, multimiliardario.

Il nuovo studio che afferma che “una rete indifferenziata è meno efficiente e più costosa” entra a gamba tesa nel dibattito sulla cosiddetta “neutralità della rete” (quella che permette a tutti i bit di passare sulla rete senza favoritismi). Ma proviene proprio da un gruppo di ricerca capeggiato da AT&T, il gigante americano delle telecomunicazioni che da anni è in prima linea per chiedere che i fornitori di contenuti paghino per avere un trattamento di favore per i loro bit.

Senza la net neutrality, Google potrebbe pagare per fare in modo che le sue pagine abbiano la precedenza su quelle dei motori avversari. Oppure, Libero potrebbe offrire una casella postale gratuita e una, più veloce, a pagamento. A perderci sarebbero gli utenti, che si ritroverebbero a dover pagare per nuovi servizi, e tutta la rete, la cui ricchezza sta proprio nel fatto che l’ultimo dei blog è raggiungibile esattamente come il sito ufficiale della Cnn.

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Pirate Bay under attack!

Luglio 9, 2007

Il Piratpartiet, il Partito dei pirati svedese, è di nuovo alle prese con la legge. Questa volta per The Pirate Bay, il sito di file sharing che si definisce “il più grande tracker di BitTorrent del mondo”, le accuse sono gravi.

La polizia svedese infatti ha minacciato di inserire Pirate Bay nella lista dei siti indagati per la diffusione di materiale pedopornografico. Ma come mille altri siti e motori di ricerca, Pirate Bay può essere utilizzato da chiunque per pubblicare e condividere qualsiasi tipo di file (che comunque è soggetto a filtri anti-pedofilia), e la giustificazione della polizia sembra più che altro una scusa per chiudere un sito che aveva già subito diversi attacchi per il suo approccio contrario al copyright.

Rick Falkvinge, leader del Piratpartiet, afferma che si tratta di “un abuso della relazione di fiducia tra il mondo di internet e le forze dell’ordine nato per bloccare la pedopornografia”, e aggiunge che “la censura un line ha mostrato il suo vero volto. Questo abuso di potere mette la Svezia sullo stesso piano di Cina e Arabia Saudita”.

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Sicko, al botteghino e online

Luglio 5, 2007

Il nuovo film di Michael Moore, Sicko, è uscito da pochi giorni. E i i risultati al botteghino sono buoni, nonostante le fosche previsioni degli apologeti del copyright. Secondo Advertising Age, una rivista di media e marketing, Moore starebbe vivendo “il peggior incubo del marketing di ogni regista”: da tre settimane Sicko è già scaricabile sulle reti peer-to-peer, e chiunque può scaricarlo illegalmente e guardarlo comodamente seduto davanti al pc di casa.

Ma come tanti altri casi hanno già dimostrato, nemmeno questa volta la rete influenza negativamente il numero di biglietti staccati. O perlomeno, il suo effetto non è calcolabile. Di certo, però, influenza il modo di fruire i prodotti dell’industria cinematografica.

E non è detto che per Hollywood sia un male. Secondo David Lane della London School of Economics, il principale strumento di marketing è “fare in modo che la gente parli del film, creare interesse prima dell’uscita nelle sale e poi vendere biglietti”. Proprio quello che fanno le copie scaricate dalle reti p2p.

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La SIAE contro Wikipedia

Luglio 2, 2007

Stranezze italiane: la Società Italiana Autori ed Editori, dispensatrice di gabelle nostrana, ha chiesto a Wikipedia di togliere dalle sue pagine le fotografie dei monumenti italiani opera di progettisti viventi o morti da meno di settant’anni, come richiede la legge 633/1941.

Infatti nel nostro paese non vige il cosiddetto panorama freedom: il diritto di riprodurre ciò che è sotto gli occhi di tutti, come un monumento. La nostra legge sul diritto d’autore, però, non prende in considerazione il danno fatto ai nostri beni culturali, molti dei quali saranno esclusi dalla più grande (e consultata) enciclopedia del mondo.

Qualche esempio? L’Auditorium Parco della Musica di Roma, la Fiera di Milano, la Stazione Centrale di Milano, il palazzo del rettorato de La Sapienza di Roma.

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Yochai Benkler alla Harvard Law School

Giugno 30, 2007

Yochai Benkler, professore della Yale Law School e autore di La ricchezza della Rete, ha accettato un incarico della Harvard Law School, la facoltà di legge dell’università di Harvard, a Cambridge nel Massachusetts, nella quale si era laureato.

Secondo la preside Elena Kagan, Benkler è “uno studioso rivoluzionario, il cui lavoro sfida le idee attuali sul modo in cui la società regolamente le idee e le informazioni. Le sue capacità interdisciplinari ne fanno una risorsa importante non solo per la Harvard Law School, ma per tutta l’università”. E’ lui stesso ad affermare che il suo lavoro “si situa all’intersezione di molte discipline distinte; per questo nel corso degli anni mi sono trovato a parlare con molte persone che non sono solite parlarsi le une con le altre”.

Benkler lavorerà anche come condirettore del Berkman Center for Internet and Society, un istituto della Harvard Law che si concentra sulla ricerca sul ciberspazio e dal quale sono passate persone come Lawrence Lessig, Jimmy Wales della Wikimedia Foundation o Dan Gillmore del Center for Citizen Media.

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Wikipedia di stato

Giugno 29, 2007

Da Punto informatico la notizia che il governo tedesco ha deciso di finanziare wikipedia.de, il portale tedesco dell’enciclopedia online prodotta liberamente dagli utenti, perché arricchisca le voci dedicate alle energie rinnovabili. Acondurre l’operazione sarà l’Agenzia per lefonti rinnovabili, che fa capo al Ministero federale per l’alimentazione, l’agricoltura e la protezione dei consumatori.

Per Wikipedia si tratta di una novità, dato che sinora le sue voci erano state scritte sempre da volontari e che si era sostenuta solo grazie a donazioni. In questo caso il modello verrà parzialmente stravolto: sarà un un team di esperti stipendiati a scrivere le voci. La prima difficoltà sarà appunto convincerli a usare uno strumento libero e aperto come Wikipedia. Nel quale, come sottolinea la direttrice del progetto Florian Gerlach, “gli articoli sono in continua evoluzione grazie all’apporto di più autori, che spesso rimangono anonimi. Il prodotto finale cambia costantemente, e terze parti possono pubblicare i propri testi o intervenire sul tuo”. Chiunque, insomma, potrà modificare le voci inserite dagli esperti del settore.

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Social network di classe

Giugno 26, 2007

I siti di social network riproducono le divisioni sociali: lo afferma uno studio di Danah Boyd della School of Information Sciences dell’università di Berkeley, in California.

Analizzando due tra i siti più utilizzati del mondo, la ricercatrice statunitense ha scoperto che gli utenti di Facebook provengono da famiglie più ricche e hanno maggiori possibilità di andare all’università, mentre quelli di MySpace tendono a entrare prima nel mondo del lavoro e a non prolungare la loro educazione.

Boyd ammette che negli Stati Uniti odierni definire l’appartenenza di classe è tutt’altro che semplice: non si può fare riferimento solo al reddito, ma bisogna prendere in considerazione il cosiddetto “capitale sociale”: la capacità di stringere legami sociali, fare rete, avere rapporti con gli altri. Infatti Danah Boyd afferma che “i social network sono strettamente legati a provenienza geografica, razza e religione, oltre che a differenze nello stile di vita”, Facebook per bianchi scolarizzati, MySpace per latinos.

Boyd conclude scrivendo che “questa divisione è solo uno dei modi in cui la tecnologia rispecchia i valori di una società” e che semplicemente “i ragazzi usano i social network per fare comunità e collegarsi con i loro pari”.

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Protesta dal basso in Cina

Giugno 21, 2007

Sms, blog, scritte sui muri, passaparola. Come riporta il China Daily, Tutto è stato utile per bloccare la costruzione di un impianto chimico a Xiamen, nell’est della Cina. La Tenglong Aromatic PX Co. aveva già aperto i lavori per costruire uno stabilimento che avrebbe rilasciato nell’ambiente quantità elevate di P-Xilene.

Ma a far montare la protesta è bastato questo messaggio partito da un cellulare e poi rimbalzato migliaia e migliaia di volte su telefoni e siti internet, fino a raggiungere un milione di abitanti della città e mobilitarli:

“Una volta prodotta, questa molecola estremamente velenosa è come una bomba atomica nel centro di Xiamen. Il popolo di Xiamen dovrà convivere con leucemia e bambini deformati. Vogliamo vita e salute!”

In effetti il governo cinese si trova di fronte a una nuova sfida, costituita dalla libertà comunicativa resa possibile dall’enorme diffusione dei telefoni cellulari. Una sfida molto più difficile di quella rappresentata dalla rete, dato che controllare i contenuti che passano per i telefoni cellulari è impossibile.

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L’Australia a banda larga

Giugno 19, 2007

Il primo ministro australiano John Howard ha annunciato un piano da due miliardi di euro per fornire accesso alla banda larga agli abitanti del suo paese.

“Daremo al 99 per cento della popolazione australiana banda larga molto veloce ed economica nel giro di soli due anni”, ha dichiarato Howard. E se nelle città principali verranno utilizzati cavi in fibra ottica, le dimensioni sterminate dell’Australia, che è più vasta dell’Europa e ha solo venti milioni di abitanti, impongono di raggiungere le aree rurali tramite sistemi wireless.

E se per ora si parla di 12 megabit, nei piani del governo c’è una rete a 50 o anche 70 mega al secondo. L’opposizione, tuttavia, dichiara tramite Kevin Rudd, segretario del Labour Party, che l’ideale sarebbe una rete in fibra ottica nazionale anche per le aree rurali. E rilancia proponendo un piano da cinque miliardi di euro.